Aldo Moro è stato Ministro della Pubblica Istruzione a Viale Trastevere con i Governi Zoli e Fanfani dal 19 Maggio 1957 al Giugno del 1959 ed è stato anche l’estensore della Legge N° 88 del 7 febbraio 1958, che è stata certamente una pietra miliare nella sua storia, in particolare nel periodo della ricostruzione dell’Italia nel dopoguerra.
In quel decennio furono istituiti i corsi dell’ISEF Statale di Roma(1952), Istituti Superiori per la preparazione dei docenti di Educazione Fisica, e subito dopo, nel 1955, il CIO assegnò all’Italia i Giochi Olimpici da disputarsi a Roma nel 1960. Intanto nel 1954 era nato il Servizio Centrale di Educazione Fisica e Sportiva presso il Ministero della Pubblica Istruzione. Come si vede, questi sono tutti eventi che, sommati alla Legge “Moro” del 1958, resero il periodo denso di novità e attività a favore dell’Educazione Fisica, con aperture notevoli allo sport scolastico.
Va ricordato anche che il “Servizio di educazione fisica” non si era totalmente interrotto nell’immediato dopoguerra. Infatti nel 1948 era tornato a essere al centro dell’attenzione politica per tutte le implicazioni dovute alla formazione degli insegnanti, inseriti dalla dittatura fascista come quadri del partito più che come dipendenti del Ministero della Pubblica Istruzione. La discussione in Parlamento fu lunghissima, perché da una parte bisognava inserire la materia nell’ordinamento in modo stabile, dall’altra bisognava stabilire quale tipologia di personale insegnante potesse entrare a pieno titolo nella scuola e, ancora, quale organizzazione potesse garantire lo sport scolastico su tutto il territorio nazionale.
Il personaggio dello Statista italiano e la sua capacità di fine legislatore come Ministro della Pubblica Istruzione si possono rilevare anche in questa legge, poco nota in quanto oscurata dalle tante che hanno fatto di Moro una persona di spicco della politica italiana del secolo scorso, tanto da portarlo al suo sacrificio nel maggio del 1978.
Quella legge, che nel nostro ambiente tutti conosciamo dunque come Legge “Moro", fu anche il frutto della pressione esercitata dall’Associazione Nazionale dell’Educazione Fisica (Anef) per risolvere la situazione amministrativa di alcune migliaia di docenti che a vario titolo insegnavano una disciplina obbligatoria, ma che i Provveditorati agli Studi dovettero affidare a “cultori della materia” provenienti in gran parte dal mondo sportivo e non solo. L'unico ambito che Moro non affrontò in quella complessa situazione fu quello dell’insegnamento nelle scuole elementari, una problematica di difficile risoluzione che si sarebbe trascinata fino ai giorni nostri.
La Legge “Moro” divenne di fatto, per l'introduzione dell’attività sportiva scolastica, la più imponente, duratura, partecipata e coinvolgente preparazione della gioventù sportiva ai Giochi Olimpici del 1960, poi tramutatasi in una preziosa eredità per la gioventù sportiva del nostro Paese. Il periodo che si apre con la Legge “Moro” è infatti fra i più positivi che si ricordino per l’Educazione Fisica: ha contribuito alla piena ricollocazione dell’insegnamento fra quelli curriculari, anche per le nuove leve dei docenti provenienti dall’ISEF statale di Roma e dagli ISEF pareggiati che iniziarono a diffondersi proprio dal 1958.
La Legge del 7 febbraio 1958 disciplina in forma organica tutta l’Educazione Fisica, con il riconoscimento della materia come obbligatoria, organizzata in squadre maschili e femminili, prevedendo esercitazioni complementari di avviamento alla pratica sportiva e l'istituzione dei Gruppi Sportivi Scolastici, che grazie all’azione non secondaria del CONI di Giulio Onesti istituirono dunque nel 1968 i Giochi della Gioventù e in seguito decretarono il rilancio dei Campionati Studenteschi.
Vi è stabilita l’organizzazione di un apparato funzionale a garantire la gestione dello sport scolastico a livello ministeriale, con l’Ispettorato Centrale di Educazione Fisica formato da cinque Ispettori e con un livello periferico in ogni provincia alle dipendenze del Provveditore agli Studi per l’organizzazione e il coordinamento del Servizio di Educazione Fisica. Vi sono inoltre stabiliti il ruolo organico dei docenti con 18 ore di insegnamento settimanali e l'abilitazione per concorso all’insegnamento. L’idea del legislatore era di riordinare l'assetto dell'Istituto Superiore di Educazione Fisica statale di Roma dandogli uno Statuto, cui tutti i successivi ISEF si sarebbero rifatti; è noto che questi Istituti hanno determinato la storia dell’Ed. Fisica in Italia per quaranta anni, preparando generazioni di docenti di questa materia, con un giusto connubio tra materie teoriche e pratiche.
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