Sveglie all’alba, corse prima dell’ufficio e dopo il lavoro, pianificazione dei pasti e fine settimana scanditi dalle gare: sempre più persone in Norvegia si allenano ossessivamente e puntano su obiettivi altissimi, come partecipare a gare di Ironman o anche più estreme.
Per loro l’attività fisica è non più solo un aiuto per restare in forma, ma un mezzo per dare struttura e senso alla vita quotidiana. Anche il lavoro, che tradizionalmente scandisce il tempo e le giornate della vita adulta, passa in secondo piano.
Come rivela l’inchiesta del giornale norvegese Dagens Næringsliv, che pubblichiamo in copertina sul numero di Internazionale (https://www.internazionale.it/magazine/line-kaspersen/2026/05/21/in-gara-con-se-stessi) di questa settimana, se un tempo questa tendenza riguardava principalmente persone quarantenni, ora coinvolge molti giovani alle prese con la “crisi del quarto di secolo”, cioè dei venticinque o trent’anni.
E se dietro il boom dell’allenamento intensivo ci sono disciplina, ricerca di controllo e desiderio di benessere, c’è anche il rischio che l’ossessione per la performance – agevolata dall’uso delle app che tracciano le prestazioni atletiche – finisca per occupare tutto lo spazio disponibile, trasformando il tempo libero in un’altra fonte di stress e pressione.

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