La nuova raccolta di oggi è dedicata a una famosissima statua greca in bronzo giunta a noi solo in copie di età romana. Si tratta del Discobolo di Mirone, un’opera del 460-450 a.C. che raffigura un atleta nudo impegnato nel lancio del disco e ritratto nel momento di massima rincorsa del braccio verso dietro, un attimo prima del tiro.
Le due copie più integre sono il Discobolo Townley, conservato al British Museum di Londra, e il Discobolo Lancellotti, esposto a Palazzo Massimo alle Terme, Roma. Le due opere sono quasi identiche a parte la direzione della testa: rivolta verso il basso per la copia inglese, girata a guardare indietro per l’esemplare romano. Entrambe le copie differiscono dall’originale bronzeo per la presenza di un piccolo tronco di rinforzo dietro la gamba sinistra che serviva a evitare che le caviglie potessero spezzarsi per il peso della statua (i bronzi non corrono questo rischio e non presentano simili elementi di rinforzo). A partire dall’età neoclassica entrambe le statue diventano soggetto per artisti e incisori nonché oggetto di copia per imparare a disegnare (lo ha riprodotto persino van Gogh!). È possibile capire a quale delle due versioni si siano ispirati i pittori osservando la direzione della testa. Tra i tanti che lo hanno riprodotto anche Salvador Dalì con un’interpretazione surrealista del Discobolo che tiene in mano il disco solare.

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