Compii quattordici anni, poche settimane prima Carlo ne aveva fatti tredici. I nostri corpi iniziavano a cambiare. Non nello stesso modo, né alla stessa velocità.
Io mi ero allungata ogni notte un po’ di più, come se il sonno mi avesse tirato le ossa. E anche Carlo si era fatto più alto, più magro. La voce gli si rompeva a tratti, un acuto improvviso nel mezzo di una frase. Lui arrossiva, si mordeva la lingua, si zittiva. Fu in quel periodo che provò per la prima volta a sollevarmi. Mi prese alla vita, mi tirò su di pochi centimetri su tappeti che odoravano di polvere, con le scarpe da ginnastica. Poi, sul ghiaccio: un attimo in alto e subito giù, le lame che graffiavano la superficie.
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