Il presidente americano razzista ha riabilitato la memoria del pugile nero perseguitato.
Se non fosse per l’effettiva autenticità del fatto, questa frase suonerebbe come un controsenso. La vicenda obiettivamente assume i contorni di una barzelletta di cattivo gusto: su sollecitazione dell’amico Sylvester Stallone, celebre Rocky dello schermo, Donald Trump nell’aprile 2018 twitta la sua intenzione di offrire la grazia postuma a Jack Johnson, campione dei pesi massimi nel 1908, ingiustamente incarcerato e in seguito condannato all’esilio. Più che come un perdono giustamente dovuto alla memoria del pugile scomparso, Trump presenta la riabilitazione tardiva come l’ennesima carrambata, associando in modo inopportuno la notizia al nome dell’amico-attore: «Stallone ha condiviso la sua storia con me, Johnson ha avuto processi e sofferenze molto forti e una vita controversa».
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